L' estate ormai era andata via...e aveva portato via con se i turisti, il sole caldo, le giornate lunghe, l'aria di vacanza e il mercatino serale settimanale.
Era arrivato settembre che invece con se portava la monotonia dell' inverno, le prime piogge, i primi freddi, le giornate sempre piu' grigie e piu' corte, il ricominciare delle scuole...e che ci costringeva a nuovi riadattamenti. E noi ormai eravamo bravissimi agli adattamenti e facemmo in fretta a imparare ad organizzarci a dividerci tra scuola, negozio e casa.
Era arrivato settembre che invece con se portava la monotonia dell' inverno, le prime piogge, i primi freddi, le giornate sempre piu' grigie e piu' corte, il ricominciare delle scuole...e che ci costringeva a nuovi riadattamenti. E noi ormai eravamo bravissimi agli adattamenti e facemmo in fretta a imparare ad organizzarci a dividerci tra scuola, negozio e casa.
Le giornate al negozio erano diventate pesanti. Non c'era piu' il mercatino serale settimanale, i turisti erano andati via tutti, la gente del posto, la poca gente del posto, era rientrata come me alle sue abitudini quotidiane, usciva di casa sempre meno e anche le mie amiche non venivano piu' a trovarmi con la stessa frequenza di prima.
Imparai a passare le giornate al negozio collegandomi a Facebook con la chiavetta per passare il tempo, e il morale scendeva sempre piu' sotto i piedi perche' l'attivita' non mi dava guadagno, non aveva preso piede, e sempre piu' a stento riusciva a pagarsi almeno le spese. Iniziavo a preoccuparmi davvero.
Con le amiche ci eravamo inventate le ''pizzate di Facebook", un modo per non perderci, per dedicarci una serata ogni tanto che ci facesse liberare la mente dai pensieri e dalle preoccupazioni, senza figli, ne' mariti o fidanzati o compagni, solo noi. Ne avevamo gia' fatta una di pizzata ed era stata molto carina. Tutte donne e un unico uomo che pero' aveva dovuto mentire alla moglie per poter venire con noi.
Ora ne stavamo organizzando un altra per sabato 15 ottobre e si prevedeva un maggior numero di presenze.
Era il 5 ottobre, quel pomeriggio in cui ero a negozio da sola, seduta dietro il bancone d'avanti al mio portatile e cazzeggiavo su Facebook quando vidi un tizio che fuori osservava con curiosita' la merce esposta nella mia vetrina. Il mio primo pensiero, con tutta onesta' fu: "che palle....", e questo perche' in quel momento ero molto presa a chattare con un'amica al pc. Poi pero' vidi quel tizio allontanarsi e pensai: "bene, se ne va, meglio!". Ma dopo qualche passo torno' indietro, si affaccio' all'interno del mio negozio e mi chiese se vendevo i carboncini per l'arghile'. Abbassai lo schermo del portatile e gli chiesi di quali carboncini parlasse, mi spiego' a cosa si riferisse. Onestamente io non sapevo nemmeno che esistessero, ma comunque gli dissi: "se non ti servono con urgenza chiamo il mio fornitore e te li faccio trovare la prossima settimana". Iniziammo a chiacchierare. Aveva un accento straniero, era molto alto, scuro di pelle, non nero, diciamo abbronzato, capelli corti e neri, bello, devo ammettere che era veramente bello e il suo accento lo rendeva ancora piu' affascinante. Non so come accadde, ma ci ritrovammo a parlare di tante cose: del suo Paese: Israele, della sua religione: musulmana, della sua numerosa famiglia composta da dieci figli. Mi parlo' dei conflitti tra gli ebrei e il popolo palestinese di cui ero totalmente all'oscuro. Parlava, parlava e raccontava e io lo ascoltavo completamente affascinata. Aveva un anno piu' di me, viveva in Italia da venticinque anni ed era stato sposato con una donna del nord dalla quale aveva avuto due figlie, oggi adolescenti, e dalla quale poi aveva divorziato, ed ora era sposato da circa quattro anni con una donna palestinese come lui che era incinta di quattro mesi e con la quale aveva un bimbo di quasi due anni e che proprio il giorno prima aveva accompagnato a Roma all'aereoporto perche' erano tornati in Israele e lui li avrebbe raggiunti di li' a poco appena avrebbe finito di sistemare alcuni documenti e firmato il contratto per la prossima stagione estiva.

Era un cuoco di professione da molti anni, aveva anche avuto un ristorante suo per alcuni anni in una citta' del nord Italia ed aveva appena concluso l'ultimo contratto a causa della carenza di lavoro, con un ristorante albergo di una provincia vicina. Non so cosa avesse questo ragazzo di speciale, di particolare...tutto quello che so e' che mi catturo' completamente! Si insidio' senza nemmeno saperlo o volerlo nella mia testa! Quando ando' via mancava poco all'orario di chiusura del negozio, eravamo stati a parlare praticamente quasi per due ore! Mi disse il suo nome e io gli dissi il mio, ma non lo memorizzai. Appena usci' dal negozio mi sentivo tanto confusa. Mi resi conto che qualcosa stava succedendo dentro di me...Aprii lo schermo del portatile, andai su Facebook e scrissi:
"Solo l'arabo ci mancava a me!"
Imparai a passare le giornate al negozio collegandomi a Facebook con la chiavetta per passare il tempo, e il morale scendeva sempre piu' sotto i piedi perche' l'attivita' non mi dava guadagno, non aveva preso piede, e sempre piu' a stento riusciva a pagarsi almeno le spese. Iniziavo a preoccuparmi davvero.
Con le amiche ci eravamo inventate le ''pizzate di Facebook", un modo per non perderci, per dedicarci una serata ogni tanto che ci facesse liberare la mente dai pensieri e dalle preoccupazioni, senza figli, ne' mariti o fidanzati o compagni, solo noi. Ne avevamo gia' fatta una di pizzata ed era stata molto carina. Tutte donne e un unico uomo che pero' aveva dovuto mentire alla moglie per poter venire con noi.
Ora ne stavamo organizzando un altra per sabato 15 ottobre e si prevedeva un maggior numero di presenze.
Era il 5 ottobre, quel pomeriggio in cui ero a negozio da sola, seduta dietro il bancone d'avanti al mio portatile e cazzeggiavo su Facebook quando vidi un tizio che fuori osservava con curiosita' la merce esposta nella mia vetrina. Il mio primo pensiero, con tutta onesta' fu: "che palle....", e questo perche' in quel momento ero molto presa a chattare con un'amica al pc. Poi pero' vidi quel tizio allontanarsi e pensai: "bene, se ne va, meglio!". Ma dopo qualche passo torno' indietro, si affaccio' all'interno del mio negozio e mi chiese se vendevo i carboncini per l'arghile'. Abbassai lo schermo del portatile e gli chiesi di quali carboncini parlasse, mi spiego' a cosa si riferisse. Onestamente io non sapevo nemmeno che esistessero, ma comunque gli dissi: "se non ti servono con urgenza chiamo il mio fornitore e te li faccio trovare la prossima settimana". Iniziammo a chiacchierare. Aveva un accento straniero, era molto alto, scuro di pelle, non nero, diciamo abbronzato, capelli corti e neri, bello, devo ammettere che era veramente bello e il suo accento lo rendeva ancora piu' affascinante. Non so come accadde, ma ci ritrovammo a parlare di tante cose: del suo Paese: Israele, della sua religione: musulmana, della sua numerosa famiglia composta da dieci figli. Mi parlo' dei conflitti tra gli ebrei e il popolo palestinese di cui ero totalmente all'oscuro. Parlava, parlava e raccontava e io lo ascoltavo completamente affascinata. Aveva un anno piu' di me, viveva in Italia da venticinque anni ed era stato sposato con una donna del nord dalla quale aveva avuto due figlie, oggi adolescenti, e dalla quale poi aveva divorziato, ed ora era sposato da circa quattro anni con una donna palestinese come lui che era incinta di quattro mesi e con la quale aveva un bimbo di quasi due anni e che proprio il giorno prima aveva accompagnato a Roma all'aereoporto perche' erano tornati in Israele e lui li avrebbe raggiunti di li' a poco appena avrebbe finito di sistemare alcuni documenti e firmato il contratto per la prossima stagione estiva.
Era un cuoco di professione da molti anni, aveva anche avuto un ristorante suo per alcuni anni in una citta' del nord Italia ed aveva appena concluso l'ultimo contratto a causa della carenza di lavoro, con un ristorante albergo di una provincia vicina. Non so cosa avesse questo ragazzo di speciale, di particolare...tutto quello che so e' che mi catturo' completamente! Si insidio' senza nemmeno saperlo o volerlo nella mia testa! Quando ando' via mancava poco all'orario di chiusura del negozio, eravamo stati a parlare praticamente quasi per due ore! Mi disse il suo nome e io gli dissi il mio, ma non lo memorizzai. Appena usci' dal negozio mi sentivo tanto confusa. Mi resi conto che qualcosa stava succedendo dentro di me...Aprii lo schermo del portatile, andai su Facebook e scrissi:
"Solo l'arabo ci mancava a me!"

Nessun commento:
Posta un commento