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lunedì 6 febbraio 2012

Una convivenza provvisoria...

Le emozioni, le sensazioni, l'imbarazzo che avevo provato quella notte sul divano con Habibi, perfetto sconosciuto che pero' ormai da dieci giorni occupava tutti i miei pensieri ed era il protagonista di tutti i miei sogni piu' assurdi ed erotici che ricordassi di avere mai fatto, erano le stesse che credo provi un'adolescente.
E' proprio vero che l'amore non ha eta'!
Non avevamo dormito molto e la mattina quando ci incontrammo per fare colazione con Lory, Rene' e i miei figli, mi resi conto che anche nella mia stanza, quella notte, si era sicuramente dormito poco. Eravamo degli adulti che vivevano situazioni ed emozioni da ragazzi poco piu' che adolescenti. Era una situazione bellissima. In casa c'era atmosfera di vita e di voglia di vivere. Il mio pensiero per un attimo torno' a qualche mese prima, quando avevo tentato di suicidarmi   e mi rallegrai che quel gesto insano non mi fosse riuscito (ma come mi era venuto in mente?).
Passammo la domenica in casa stonati e senza voglia di fare niente. Nel pomeriggio Rene' si avvio' al suo lungo viaggio di 600 km per tornare a casa sua, Lory ad affrontare i suoi circa 50 km, ed anche Habibi se ne ando' via. La sera, quando me ne andai a letto, e mentre ripensavo a quell'incredibile week end appena passato, mi resi conto che non avevo ancora il numero di cellulare di Habibi, ne' lui il mio....Incredibilmente, se lui non si fosse piu' fatto vedere, non avrei saputo ne potuto rintracciarlo.
Il giorno dopo al pomeriggio andai a riaprire il negozio speranzosa. Speranza che non venne delusa:  Habibi passo' a trovarmi ed eravamo un tantino imbarazzati, anzi, piu' lui che io, stranamente. Chiacchierammo e lo invitai per cena, cosi' alla chiusura del negozio venne con me.  Avevo un gran desiderio di dormire con lui in un vero letto, ma prima di invitarlo a restare per la notte, inviai un sms a mio figlio chiedendogli se era d'accordo o se gli desse fastidio. Mio figlio mi rispose che non aveva niente in contrario. Quando girai l'invito ad Habibi, dovetti insistere un pochino perche' superasse l'imbarazzo iniziale e accettasse. Quella notte facemmo l'amore veramente, nel senso che era sicuramente tutta un'altra cosa farlo in un letto, con la porta chiusa. E fu bellissimo.
Il mattino dopo ci salutammo prima che io andassi ad accompagnare i bambini a scuola per poi andare ad aprire il negozio, senza restare d'accordo su nulla. Quel giorno a pranzo parlai con mio figlio grande e gli chiesi cosa ne pensasse di Habibi. Le sue impressioni furono molto positive. Gli dissi allora che avrei voluto invitarlo a stare da noi, per quei pochi giorni che gli restavano per rimanere in Italia, invece che in quella casa fredda e vuota dove si era appoggiato e che gli aveva offerto il suo amico. Mio figlio fu d'accordo. Quando Habibi passo' da negozio quel pomeriggio gliene parlai. Dovetti insistere un po' e convincerlo, ma alla fine accetto'. 
La mia coscienza mi bacchettava quando mi fermavo a pensarci e per piu' di un motivo. Primo, il mio essere buddhista si scontrava violentemente con il mio avere questa specie di relazione con un uomo sposato; Secondo, stavo andando a infilarmi in una situazione pericolosa: rischiavo di innamorarmi seriamente di questa persona, e di starci poi male, anzi, malissimo, dopo. Feci introspezione, parlai con me stessa analizzando tutti i punti e alla fine presi la mia decisione:
e' vero che era sposato, ma la moglie era dall'altra parte del mondo e non avrebbe mai saputo di quello che era successo, quindi non ne avrebbe mai sofferto, ed io non intendevo assolutamente portarle via il marito.
Rischiavo di innamorarmi, e' vero, ma anche di rimpiangere poi di non aver vissuto questa cosa bella che mi stava capitando dopo anni che non mi succedeva piu' qualcosa di bello.
Allora mi dissi: "Sono adulta? Si. Ebbene mi assumo la responsabilita' delle mie azioni. Io questa cosa bella non me la voglio perdere! E poi sono fatalista? Si. Ebbene puo' darsi che c'e' un motivo ben preciso se il destino ha messo questa persona sulla mia strada, no?"
Cosi' Habibi porto' alcune delle sue cose a casa mia, andammo assieme a prenderle dalla casa in cui aveva alloggiato fino a quel momento. Gli feci posto in un paio di cassetti e nell'armadio. Si trattava solo di pochi giorni, ma cercai di offrirgli quante piu' comodita' possibili.
Anche i bambini lo avevano accettato volentieri. Habibi ha un bel carattere, molto diverso dal mio ex. Molto giocherellone, molto compagnone. La sua presenza in casa aveva portato la gioia, le risate, gli scherzi.

Piu' di una volta, approfittando di una bella giornata di sole, siamo andati in un kebab tutti assieme a prenderci panini (vegetariani per me e per i bambini, ), una bottiglietta d'acqua, e siamo andati a improvvisare un picnic sulla spiaggia, dove abbiamo poi giocato a scrivere i nostri nomi sulla sabbia in arabo e in italiano, per la gioia dei miei figli che non vivevano questi momenti di spensieratezza da tanto, troppo tempo.

Io e Habibi intanto ci legavamo sempre di piu' ed iniziai scherzando a dirgli: "meno male che presto te ne vai!" intendendo dire che mi stavo gia affezionando troppo a lui, e poi subito dopo, quasi sussurrandolo, aggiungevo; "peccato che te ne vai!".
Ma la cosa fantastica era che i miei sentimenti camminavano e aumentavano di pari passo con quelli di Habibi per me, e ben presto inizio' anche lui a dirmi: "meno male che me ne vado....Peccato che me ne  vado!"
E i pochi giorni che mancavano alla sua partenza per Israele, iniziarono a diventare una, e poi due settimane...In quel periodo c'era una festa ebraica nel suo Paese, e il costo dei biglietti dell'aereo erano lievitati notevolmente, per questo non partiva, aspettava che si abbassassero i prezzi. Consultavamo ogni giorno su internet il costo dei biglietti che pero' non accennava a diminuire, e cosi' i giorni passavano...e noi ci legavamo sempre di piu'....
Intanto lui si scambiava sms con sua moglie. Io non facevo domande e non mi intromettevo mai finche' una sera, subito dopo averlo visto leggere un sms, mi accorsi che aveva cambiato espressione, che era teso. Allora gli chiesi se ci fossero problemi. Si apri' come non aveva mai fatto prima. Mi rispose che sua moglie gli aveva scritto che il bambino stava molto male e che forse l indomani lo avrebbe portato al pronto soccorso. Mi scappo' di bocca: " e che cazzo te lo ha scritto a fare? Mica puoi far niente? Sei dall'altra parte del mondo! A che pro' angosciarti???". E lui rispose con un senso di sollievo al fatto che io lo comprendessi: "infatti!" e poi aggiunse: " ma e' dal primo giorno che e' partita che mi manda questi messaggi, ogni giorno mi dice che il bambino sta male, che piange, che ha la febbre". Gli chiesi se non fosse il caso di chiedere ai suoi genitori di andare a trovare questo bambino per vedere come stava veramente. Chiamo' i suoi e pote' avere la conferma che lei scriveva cazzate. Per quale motivo ancora non me lo riesco a spiegare, per un atto sadico? Non capisco! Perche' angosciare in questo modo quest uomo? Comunque i genitori di Habibi gli riferirono che il bambino stava benissimo, che giocava tranquillamente, che non gli sembrava assolutamente che fosse stato male.
Questo lo fece incazzare parecchio giustamente e lo scambio di sms tra lui e sua moglie, da quel momento in poi divento' un vero e proprio litigio continuo. Seppure cercavo di tenermi fuori dalla questione e di essere quanto piu' discreta possibile, non potevo evitare di sentirmi coinvolta e di stargli vicino quando lo vedevo rabbuiarsi piu' del solito, in quei momenti in cui, per alleggerire un pochino la tensione gli chiedevo: "che succede? Come mai hai quella faccia da terrorista?". Spesso bastava questo a strappargli un sorriso. Allora mi racconto' di come avesse conosciuto sua moglie, che non era mai stato innamorato di lei, che crede di non averla mai amata e che l'aveva sposata per tranquillizzare sua mamma che, sapendolo da solo dall'altra parte del mondo dopo il suo divorzio dalla prima moglie, spesso lo pregava di trovarsi una moglie che gli stesse vicino, che la facesse sentire tranquilla nel non saperlo piu solo. Ora pero' che aveva conosciuto me e che l'attrazione iniziale stava diventando qualcosa di piu', gli iniziava a pesare veramente tanto quello sbaglio fatto.
Era arrivata intanto la fine di ottobre. L'inverno non era ancora entrato con il suo gelo anzi,  ci regalava ancora delle stupende giornate di sole. Decidemmo di andare con Lory a trovare Rene' al sud e di regalarci cosi' un ultimo week end. Chiamammo Rene' per avvisarlo che stavamo partendo e rubando la battuta dal film "Benvenuti al sud" gli dissi: "Bene, stiamo partendo! Qui da noi sono le 4 del pomeriggio, e li' da voi?" e tutti giu' a ridere come matti!
Lory ci aveva raggiunti a casa mia  e aveva lasciato la sua macchina parcheggiata. Decidemmo di partire con la mia perche' di cilindrata piu' grossa. Mio figlio grande rimase a casa e si organizzo' con i suoi amici, mentre i bambini vennero con noi, passammo da mia madre che abita al sud, a due ore di auto da dove abita Rene' e li lasciammo da lei e poi proseguimmo.
Il viaggio fu lungo e pesante a causa dei bambini che non smettevano di litigare tra loro e di farci innervosire. L'ultima parte del viaggio invece, dopo averli lasciati da mia madre, fu piacevole e rilassante.
Arrivammo giusto in tempo per andare a cena, anche abbastanza affamati. Rene' ci aspettava ansioso.




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